avete mai finito un debriefing con la sensazione di aver girato intorno al punto senza mai toccarlo davvero?
Magari pensavi di fare la cosa giusta evitando critiche dirette, eppure il silenzio che seguiva era solo “cortesia”, non apprendimento. Ti confesso che è successo anche a me.
Questo è stato il primo articolo che ho letto sul debriefing, nel lontano 2007; Peter Weinstock e i colleghi di Boston lo condivisero con noi come una bussola per la simulazione. La mia reazione? Un riconoscimento immediato e quasi doloroso. Mi resi conto che, per proteggere i partecipanti, nascondevo il mio giudizio dietro domande retoriche, creando solo confusione e sospetto.
Rudolph e colleghi spiegano che la soluzione non è essere duri, ma trasparenti. Si chiama “Debriefing with Good Judgment: condividere la propria prospettiva con onestà e curiorità genuina per quella dell’altro.
Nel numero di aprile di SIMMED Update trovi:
- Il modello cognitivo: perché per cambiare i risultati bisogna agire sui “frame” mentali;
- I tre approcci: come distinguere tra giudicante, non-giudicante e buon giudizio;
- Tecnica Advocacy-Inquiry: lo strumento pratico per unire osservazione e domanda.
Buona lettura!

